Ho fatto arrabbiare mia figlia. Non dirò quale delle due, perché temo ritorsioni nel lungo periodo. Chi ci conosce non tarderà a trarre conclusioni: sappiate che dal sottoscritto non avrete una parola di più.

D’altronde è un dato di fatto, una è più irascibile dell’altra. Che ci posso fare? Stessa educazione, stesso contesto: una dà fuori di matto, l’altra piangiotta un po’ e se la mette via. Sono cose che dai per assodate. Io ad esempio ho il naso storto. Non è che sto lì a chiedermi il perché, punta a sinistra da una vita e buona lì. Devo solo stare attento a non sfiorarlo dalla parte sbagliata, sennò vedo le stelle.

Insomma l’ho fatta arrabbiare di brutto, tipo che non si torna indietro e l’unica cosa che puoi fare è genufletterti e sperare. Quando i secondi successivi possono cambiare tutto. Sta’ zitto, non peggiorare e vedrai che te la cavi.

Lei urla, e arriva alla minaccia. «Ti piglio il naso!»

Ti piglio il naso. Giuro. Cioè, sapevo quanto rischiavo se mi fossi messo a ridere.

Ma dai, nemmeno nell’Ottocento parlavano così. Nessuno mi lascerebbe scrivere “ti piglio il naso” in una battuta di dialogo. Devo solo stare serio, ce la posso fare.

Ora il naso mi fa male, e molto anche. Nell’Ottocento facevano sul serio.