gioie e dolori di abitare con tre donne. E tentare di scrivere.

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I Sabbiarelli™, attrezzi del demonio

E va bene, dopo questo articolo la Sabbiarelli Inc. mi farà causa e finiremo in povertà. Ma certi disagi vanno espressi, e magari prima di arrivare in fondo con un po’ di faccia tosta riesco pure a girare la frittata.

Allora comincio col dire che i Sabbiarelli™ fanno felici tanti bambini. Specialmente mia figlia Lucia, 5 anni di entusiasmo.

Normalmente i Sabbiarelli™ funzionano così: ci sono queste cartoline adesive che compongono un disegno, tipo mosaico. Poi ti danno queste sabbioline colorate, fini fini fini, tu ne rovesci POCO ALLA VOLTA sulla cartolina et voilà, appare un unicorno o Babbo Natale.

Avete già capito dove vado a parare.

In pratica stare a casa mia è come stare in un bungalow al mare: solo che dovete togliere il sole e il mare. Che rimane? Ve lo dico io.

La sabbia che scricchiola sotto i piedi. Le porte che fanno CHKK quando le apri e CHKK quando le chiudi.

Alcuni tasti sul portatile smettono di funzionare. Voglio scrivere la frase CHE ODIO (tutta maiuscola) e siccome la I e la O stanno vicine e sono incastrate quello che ne esce è CHE D.

La sensazione peggiore? Sdraiarsi sul divano e non capire se è sabbia o sono briciole (altro argomento di cui discuteremo perché c’è tempo, oh se c’è tempo).

E allora scopri di avere un alleato: il mitico Dyson™, che appena arrivato in casa gridavi all’incauto acquisto, alla pubblicità ingannevole, e chissà quanto ci è costato, e ora invece ammetti che è il tuo miglior amico perché ragazzi, va a batteria, tira su tutto e tua moglie è un genio ad averlo comprato. Se non è faccia tosta questa.

Quindi concludendo: Sabbiarelli™ gioco bellissimo, lo consiglio a tutti tranne a mia figlia Lucia che porta sole-cuore-amore™  nella mia vita, ma soprattutto sabbia.

Scrivete pure nei commenti se pensate che abbia scongiurato in modo fine ed elegante il rischio di una causa legale.

Carrie Bradshaw mi ha messo un’ansia che non vi dico

Carrie Bradshaw mi ha condizionato di brutto, ma delle quattro non era la mia preferita. Stava al terzo posto, ogni tanto se la giocava al secondo con Samantha. Al primo (che ve lo dico a fare) regnava Miranda, della quarta nemmeno ne parlo perché come si dice, già il solo parlarne è fare pubblicità.

Bene, questa premessa era doverosa e mi sono appena giocato: 1) molti di quelli nati dopo il 2000, perché non sanno di chi sto parlando e 2) i sostenitori della quarta classificata e della sua cucciolata di Elizabeth Taylor.

Dicevo, Carrie mi ha condizionato di brutto. Sì, perché mentre da noi andavano di moda le cabine della SIP con la scheda telefonica (e ci sembrava la nuova frontiera dell’umanità) lei stava a New York ed emancipava mezzo mondo. Lo faceva in modo patinato, d’accordo. E in Burkina Faso avrebbero da ridire sulla sua scala di valori, d’accordo.

Ma i sogni di un diciassettenne nascono un po’ ovunque, e adesso che ci penso qualcosa è partito da lì. Mi chiedevo, ma quanto sarebbe bello tenere una rubrica come fa lei? Più in piccolo, magari. E poi finire ogni articolo scrivendo una lunga domanda, con la telecamera che segue il testo da vicino. Per la telecamera mi sto attrezzando; però finisce  che mi son comprato un Mac. 

E non si tratta di fare i fighetti, è solo che ce l’aveva Cherri-Brèdsciou.

E poi arriva quella maledetta puntata. Quella che aggiunge l’immancabile dose di paura a ogni cosa bella. Quella in cui Carrie rimane a piedi con il Mac, e non può più scrivere, e forse ha perso tutto, e quel belloccio di Aidan al negozio ripete la domanda, non fai il backup? No che non lo fa, genio.

Comunque, PANICO.

Estratto della puntata maledetta. Aidan batte in ritirata.

Lì, a diciassette anni, capisci che siamo tutti in balìa. Che il backup l’hanno inventato solo per mettere ansia, che sennò mica c’era gusto. Che se vuoi vivere il sogno, devi mettere in conto pure la rogna. Che magari adesso non c’è, però sta sempre lì e ti fissa.

Tipo mia sorella, che oltre a guardare con me Sex and the City si cullava nell’eterna paura di andare a Gardaland. Perché quand’era piccola mia mamma le diceva, ricordati di fare la cacca prima di partire, sennò chissà cosa succede se-ti-scappa-là. Che non ho mai capito cosa dovesse succedere. Il punto è proprio questo: la paura non deve essere fondata. Ma sta lì.

Ecco perché benedico il fatto che adesso si possa lavorare in cloud, così almeno se mi si frigge il Mac il lavoro è salvato da qualche parte, ce l’hanno i poteri forti ma almeno saprei che posso chiederlo a loro.

Mi resterebbe solo la rogna di far riparare il Mac o trovarne uno nuovo. Però insomma, così è un po’ più gestibile, diciamo che con questa paura ci posso convivere. 

Invece mia sorella ha 35 anni, e quando c’è da portare i figli a Gardaland c’ha un’ansia che non vi dico.

C’è una buona frase a effetto per chiudere in bellezza questo articolo come faceva Carrie Bradshaw?

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