Sottotitolo: immagini trash e dove trovarle

La regola non scritta è che al maschio di casa non è permesso decidere in merito all’albero di Natale. Sorprendente, vero? Chi l’avrebbe mai detto.

Giusto per capirci, il mio ruolo si limita a: 1) decidere da quale vite iniziare a fissare la base 2) disporre le lampadine.

Ma anche ‘sta storia delle lampadine finirà prima o poi, le bambine si fanno sempre più esperte e verrò esautorato. Mi rimarrà la base con le sue tre viti, tanto quella parte non se la fila nessuno. Tempo di esecuzione: mezzo minuto, cacciavite non richiesto.

E allora la storia è questa: io mi mettevo a far durare sempre di più questo mezzo minuto. E intanto guardavo Johnny, il nostro albero di Natale, ancora a pezzi nella scatola. E lui ricambiava, “grazie Andrea, va’ come sei bravo, sono orgoglioso di te”.

E così questa complicità è andata crescendo.. Io giravo le viti, lui mi guardava dalla sua scatola sempre più ammuffita.

Finché un bel giorno come tanti, all’avvicinarsi di quello che dovrebbe essere un periodo felice, mia moglie pronuncia QUELLA frase. «Quest’anno cambiamo albero.»

Così, senza appello.

Ne sarebbe arrivato uno nuovo, più alto e meno striminzito, e Johnny sarebbe finito in discarica. A pezzi, nemmeno ricomposto prima dell’addio.

Era tempo di farsi sentire, ristabilire se non la maschia autorità, almeno un principio di timida democrazia.

***

Ora Johnny ha una nuova casa. L’ho piazzato nel giroscala appena fuori dal mio ufficio. Ogni Natale lo addobbo da cima a fondo, anzi ringrazio la geometra del piano di sopra che ci ha recuperato una punta nuova di zecca.

Johnny e io ci guardiamo orgogliosi. L’abbiamo scampata per un pelo.