Quello che voglio dire è che troviamo sempre il modo di essere preparati, ma serve tempo.

Insomma: sono tre mesi che la piccola va a danza, e la scuola ha pensato bene di tenere una lezione dimostrativa.

Maledetti, loro non sanno che c’ho l’emozione facile con tanto di singhiozzetto. Ogni tre per due mia moglie mi tira una gomitata nelle costole. «Ricomponiti.» E questo succede a casa, al cinema, pure per strada (esempio: vecchino col deambulatore che si ferma per lasciarmi passare).

Quindi a mia moglie fa anche piacere che io sia sensibile, ma dai Andrea c’è un limite a tutto e non posso darle torto.

Alla lezione di mia figlia però conto di farcela. Reggerò l’emozione, e questo perché ho un trucco: sono corazzato dall’esperienza.

Mia sorella ha fatto danza per qualcosa come diecimila anni. In pratica è da quando il Dodo ha soppalcato l’Albero Azzurro che mi sciroppo ore interminabili di plié, relevé e compagnia bella. Ne vedi tre, cinque, sette, ottocentoquattordici e diventi insensibile sia alla noia che a tutto il resto. Sono inattaccabile.

E poi entriamo, e me la becco nel suo piccolo body, la sua piccola calzamaglia e le scarpine (quelle invece di una taglia in più, quindi le perde e mi chiedo che razza di genitore sono).

Sta tutta impettita e fin lì mi dico, andiamo bene. ALLA GRANDE.

Poi parte la musichina classica, così struggente che sembra composta al pianoforte da un gattino cieco e io

OMMIODDIO NON CE LA POSSO FAREEEE

e via di rubinetti aperti. Senza dignità, col singhiozzetto appunto. E taaac, arriva puntuale la gomitata della moglie. Il bello della mascherina anti-covid è che la posso tirare fin sopra gli occhi, e chi s’è visto s’è visto.

Sono caduto al primo round. Ma questo è solo un match, c’ho davanti l’intero campionato e sono fiducioso. Troviamo tutti il modo di essere preparati. Ci serve solo tempo.