Scelte difficili per padri giudiziosi

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Non voglio nominare lo store in questione. L’altra volta l’ho rischiata, con l’articolo sui Sabbiarelli: che poi mi hanno risposto, e sono stati gentilissimi e quindi non posso che parlarne bene da qui all’eternità. Ma a questo giro si tratta di un colosso, perciò niente nomi, si sa mai.

Vi basti sapere che fanno mobili. Ma soprattutto hanno un negozietto dove vendono delle patatine salate che sono la fine del mondo. Al punto che mi faccio 45 min di strada con la Lucia per far finta di vedere mobili, e con la scusa di comprarle come souvenir.

Mi sono imposto di non mangiarle in auto, non voglio dare cattivi insegnamenti.

Arriviamo a casa. «Ora possiamo mangiarle, papà?»

«Certo, tesoro mi—»

Il sacchetto è aperto sul fondo. È uscita pure una patatina.

Panico.

La prima cosa a cui penso sono i 45 minuti di strada appena fatti.

Il sacchetto era già così quando l’ho comprato, o si è aperto in macchina? L’avevo stipato assieme a mezza libreria Svenstorp, potrebbe essere.

Urgono decisioni estemporanee, la Luci mi guarda e mi giudicherà vita natural durante. “Ti ricordi quando il nostro povero padre si era trovato a” eccetera.

Ricorri dunque alla tua lavagnetta mentale, con i pro e i contro.

BUTTARLE”: 1) chissà chi le ha toccate. Ricordati di acquabomber, che fino a ieri metteva candeggina nell’acqua ma ora potrebbe aver cambiato segmento. Andrea, tu non vuoi avvelenare tua figlia. 2) Il fatto solo che tu stia pensando di tenerle ti rende una persona abietta ed egoista. 3) Sono solo patatine, non è la fine del mondo.

Solo patatine? Non scherziamo, sono LE patatine. E allora riempio l’altra colonna.

TENERLE”: 1) il cibo non si spreca. Ti han fatto una testa così sui bambini denutriti. Senza contare che siamo alla vigilia della terza guerra mondiale (ma anche no, dai). 2) Quando avevi diciott’anni e un metabolismo di ferro, nemmeno ti saresti posto il problema e-guarda-dove-sei-arrivato (frase pericolosissima).

Però la Luci è lì a fissarmi, e non ho ancora deciso. Tic-toc.

E c’è una domanda che mi ronza in testa: perché non ho preso un sacchetto in più?


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