Carrie Bradshaw mi ha messo un’ansia che non vi dico

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Carrie Bradshaw mi ha condizionato di brutto, ma delle quattro non era la mia preferita. Stava al terzo posto, ogni tanto se la giocava al secondo con Samantha. Al primo (che ve lo dico a fare) regnava Miranda, della quarta nemmeno ne parlo perché come si dice, già il solo parlarne è fare pubblicità.

Bene, questa premessa era doverosa e mi sono appena giocato: 1) molti di quelli nati dopo il 2000, perché non sanno di chi sto parlando e 2) i sostenitori della quarta classificata e della sua cucciolata di Elizabeth Taylor.

Dicevo, Carrie mi ha condizionato di brutto. Sì, perché mentre da noi andavano di moda le cabine della SIP con la scheda telefonica (e ci sembrava la nuova frontiera dell’umanità) lei stava a New York ed emancipava mezzo mondo. Lo faceva in modo patinato, d’accordo. E in Burkina Faso avrebbero da ridire sulla sua scala di valori, d’accordo.

Ma i sogni di un diciassettenne nascono un po’ ovunque, e adesso che ci penso qualcosa è partito da lì. Mi chiedevo, ma quanto sarebbe bello tenere una rubrica come fa lei? Più in piccolo, magari. E poi finire ogni articolo scrivendo una lunga domanda, con la telecamera che segue il testo da vicino. Per la telecamera mi sto attrezzando; però finisce  che mi son comprato un Mac. 

E non si tratta di fare i fighetti, è solo che ce l’aveva Cherri-Brèdsciou.

E poi arriva quella maledetta puntata. Quella che aggiunge l’immancabile dose di paura a ogni cosa bella. Quella in cui Carrie rimane a piedi con il Mac, e non può più scrivere, e forse ha perso tutto, e quel belloccio di Aidan al negozio ripete la domanda, non fai il backup? No che non lo fa, genio.

Comunque, PANICO.

Estratto della puntata maledetta. Aidan batte in ritirata.

Lì, a diciassette anni, capisci che siamo tutti in balìa. Che il backup l’hanno inventato solo per mettere ansia, che sennò mica c’era gusto. Che se vuoi vivere il sogno, devi mettere in conto pure la rogna. Che magari adesso non c’è, però sta sempre lì e ti fissa.

Tipo mia sorella, che oltre a guardare con me Sex and the City si cullava nell’eterna paura di andare a Gardaland. Perché quand’era piccola mia mamma le diceva, ricordati di fare la cacca prima di partire, sennò chissà cosa succede se-ti-scappa-là. Che non ho mai capito cosa dovesse succedere. Il punto è proprio questo: la paura non deve essere fondata. Ma sta lì.

Ecco perché benedico il fatto che adesso si possa lavorare in cloud, così almeno se mi si frigge il Mac il lavoro è salvato da qualche parte, ce l’hanno i poteri forti ma almeno saprei che posso chiederlo a loro.

Mi resterebbe solo la rogna di far riparare il Mac o trovarne uno nuovo. Però insomma, così è un po’ più gestibile, diciamo che con questa paura ci posso convivere. 

Invece mia sorella ha 35 anni, e quando c’è da portare i figli a Gardaland c’ha un’ansia che non vi dico.

C’è una buona frase a effetto per chiudere in bellezza questo articolo come faceva Carrie Bradshaw?


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