Biberon mon amour

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Ah, quanto amore in questo post.

Mi piace come si creano i piccoli gesti quotidiani, avete presente? Ecco io con la Luci c’ho ‘sta piccola tradizioncina-ina-ina-oh dello scaldare il latte. È un piccolo rito la mattina, e pure un piccolo “sogni d’oro” la sera.

Che ci do il latte d’avena sennò le fa male la pancina-ina-oh. Lei arriva e mi chiede: mi fai il lattino? Certo, Lucillina mia, però guarda che quando compi gli anni ‘sto biberon lo togliamo, sì lo so è una disgrazia, ma s’ha da fare, non farmi il broncettino-ino-oh.

Bei ricordi, legati al biberon. Lei che mi guarda mentre verso, scaldo nel microonde preso all’Auchan che azzera tutto, cose buone / cose cattive / sapori in generale (pure il cellulare non prende più).

«Ci metto il miele?»

«No, il cioccolato» mi fa con un bel sorrisino-ino-oh.

E via così, belli e CUCCIOLORSI. Lei avvita il tappo, mi chiede se guardo i cartoni con lei, a volte pure un mezzo abbraccio. Ma che belle le gioie della vita.

E poi arriva il presente. Granitico, per la miseria. E io non so come ci siamo arrivati, le cose prima funzionavano in un modo, e adesso… boh. 

Lucia sbatte la porta della cucina. «Papà: latte.» Nel vedere che ho un attimo di esitazione, aggiunge: «La mamma ha detto che posso avere il latte.»

Ah, pure l’autorizzazione c’ha.

Le indico il biberon, un po’ intimorito. Lo prende, me lo porta mentre sono al frigo. Sto per chiederle, miele o cioccolato.

«Fai tutto te, io me ne vado di là.»

Che per di là intende alla tivù. 

E io sto lì, accanto al frigo mezzo aperto col biberon in mano, a chiedermi come sia successo.

‘Sto biberon maledetto, che tanto m’ha promesso e tanto m’ha tolto. Aspettate che arrivi il compleanno, vedete che gli faccio, a ‘sto biberon.

Ci metto dentro un petardo di quelli grossi, ecco un Raudi ci metto, un Mefisto, vedete come lo faccio brillare.

(ma sono aperto a suggerimenti)


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