Le cotte adolescenziali di papà

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Dal passato non si scappa.

Forse ricorderete che mia figlia Caterina ha letto il mio diario segreto delle elementari e medie.

Forse ricorderete pure che ho scritto pagine e pagine di amore inconfessato alla ragazza che per preservarne l’identità chiamerò Claudia Pandolfi, in omaggio all’attrice di cui mi ero parimenti innamorato da piccolo e che non se ne avrà a male se faccio il suo nome (ma in caso, Claudia scrivimi pure son qui).

E niente, l’altra sera io e le ragazze usciamo in bici. E sul lungolago, dopo decenni di assenza, chi ti vedo se non Claudia Pandolfi. Che non mi riconosce, io dico meno male e tiro dritto.

Poi penso ehi, se non altro il fatto che Caterina abbia letto il mio diario mi dà una grande opportunità, condividere questo piccolo momento.

«Psst, Cate, sai quella lì che è appena passata? Era… Claudia Pandolfi.»

«Era Claudia Pandolfi?»

«Ssst! Vuoi farti scoprire?»

E a quel punto mia figlia anziché essere dalla mia, mi dileggia. Piccolo robot dal cuore di ferro.

«Ah! E perché non l’hai salutata? Tu che dici sempre “daaaai Caterina, salutaaa”»

Cioè, pure il verso, e io allora devo fare un grosso sforzo per non buttarla nel lago ma soprattutto per affrontare le mie paure. Perché lo so, lo so che non l’ho salutata perché son qui col caschetto scemo da ciclista, coi pantaloncini da scemo e…

«Va bene Caterina, vuoi la verità? Tanto puoi capirmi sicuramente. È perché sono vestito male.»

Rapida la risposta. «Ma papà, tu sei sempre vestito male.»

Considerazioni:

a) sono convinto che l’abito non fa il Lauro e che Claudia Pandolfi avrebbe saputo vedere la vera bellezza al di là dell’indumento, sciocco io che non l’ho salutata 

b) cerco di focalizzarmi su quanto il vivere con la Cate mi renderà emotivamente forte

c) preparati Caterina perché l’adolescenza è vicina, e anche tu un bel giorno mi dirai “sono vestita male”. E SARÀ VENDETTAAH